Trattativa Stato mafia e collaboratore di giustizia Ilardo

Italia Verde Euromediterranea, che della democrazia, della giustizia e dell’uguaglianza fa le sue battaglie principali, ha già più volte espresso il proprio preoccupato avviso su questa sentenza che, presentando grossissime criticità, richiede sicuramente attenta valutazione da parte della stessa giustizia, in particolare da parte dei pubblici ministeri che hanno istruito il processo in Cassazione sulla trattativa Stato/mafia conclusosi in Cassazione nello scorso aprile. Pare essere in totale contraddizione, senza motivazione, con precedenti giudicati; con le stesse dichiarazioni inequivoche di alti funzionari dello Stato nel processo presenti come imputati; con a fronte di gravi carenze a livello comportamentale, contestuali inspiegabili avanzamenti di carriera. Ad avviso di Italia Verde Euromediterranea è la stessa giustizia, come potere giudiziario, e lo stesso Ministero della Giustizia, come potere esecutivo, ad avere il diritto e principalmente il dovere, nell’interesse generale della collettività, a valutare attentamente la sentenza in discussione che, da sola, può costituire la migliore radiografia dello stato attuale della nostra giustizia. Comunque forse le stesse Istituzioni dovrebbero sentire la necessità di dare comunque qualche chiarimento alla figlia del pentito Ilardo, che pur avendo compiutamente scontato la sua pena e pur collaborando concretamente e fino al punto tale da aver messo lo Stato in condizione di arrestare il boss Provenzano, arresto poi mancato per assoluta inettitudine, ma non solo e per non parlare di altro, di chi avrebbe dovuto provvedere e non ha provveduto e che poi, come premio, pare abbia fatto anch’esso un salto di carriera, è stato lasciato, invece, nelle mani della mafia come carne da macello. E’ per questo che Italia Verde Euromediterranea sostiene con forza e decisione l’assoluta urgenza di una radicale riforma della riforma della giustizia perché sia vera, per tutti, indipendente dalla politica ma responsabile del proprio operato, con i giudici giusti al posto giusto perché moralmente integerrimi, capaci e produttivi, con netta separazione delle carriere con pm senza alcun asservimento al potere esecutivo e rigorosamente obbligati all’esercizio dell’azione penale.

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